Informazioni e richiesta di chiarimento agli uffici provinciali competenti:

con riferimento all’ obbligatorietà del codice unico di progetto (CUP), e dopo un confronto tecnico con il Direttore Generale del Terzo Settore presso il Ministero del Lavoro, Dr. Alessandro Lombardi il giorno 17.05.2022 in presenza del Consiglio Direttivo del Centro Servizi del Volontariato Alto Adige a Bolzano, si chiede gentilmente a Te come esperto provinciale di voler approfondire nuovamente insieme la questione in oggetto.

In occasione dell’incontro è stato sottolineato e ricordato quanto segue in materia:

Il Codice Unico di Progetto (CUP) è il codice che identifica un progetto d’investimento pubblico o un programma di sviluppo e quindi soltanto nei casi in cui il progetto da finanziare costituisce o fa parte di un progetto di investimento o di sviluppo scatta l’obbligo di chiedere il CUP:

La risposta del Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica a tale riguardo era la seguente:

https://www.programmazioneeconomica.gov.it/sistema-mipcup/faq/

L’obbligatorietà del CUP insiste pertanto quando si è difronte ad un intervento di sviluppo ovvero a un investimento pubblico; l’obbligo decade in presenza di progetti di gestione e manutenzione ordinaria: tuttavia, allorquando gli interventi siano soggetti a comunicazione ai sensi della legge n.109/1994 (cioè forniti di Codice Unico d’Intervento, CUI, o di Codice Identificativo di Gara, CIG), è opportuna la richiesta del CUP per favorire il dialogo del “Sistema” con la banca dati dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici (AVCP).

Un tanto è sostenuto anche sin dall’inizio dell’istituzione del CUP e da parte del Gruppo di Lavoro ITACA Regioni/Presidenza del Consiglio die Ministri nel 2011. In tale documento si legge sotto il titolo “Sviluppo e Gestione”:

Le spese che rientrano nell’area della gestione sono quelle occorrenti a consentire il funzionamento “ordinario” dell’Ente e che non rientrano in “progetti di investimento pubblico”.

Orbene, la richiesta di contributo per il “servizio di assistenza per bambini e ragazzi o persone fragili durante le ferie estive e natalizie” da parte di un’associazione del Terzo Settore rientra a nostro parere nell’area di gestione ordinaria e non può essere qualificato quale progetto di sviluppo o di investimento, progetti che non sono stati banditi e non sono stati pubblicati quindi sconosciuti.

Trattasi di una richiesta di contributo per un servizio che fa parte dell’oggetto sociale ordinario dell’ente richiedente e non è inquadrabile quale progetto di sviluppo o di investimento.

Ciononostante è stato attribuito il CUP a tali progetti di gestione ordinaria in diversi uffici provinciali.

Ecco la registrazione della presa di posizione del Dr. Alessandro Lombardi a riguardo.

Il CUP per progetti del Terzo Settore:

 

RIASSUMENDO:

In ogni caso, il Centro Servizi del Volontariato Alto Adige, che rappresenta 400 soci con 2600 strutture organizzative del Terzo Settore in tutta la Provincia sottolinea che sia impensabile cominciare con l’attivazione del CUP già nei progetti estivi 2022i o altri progetti di supporto, non rientrando questi nella spesa corrente, ma indubbiamente nei progetti, senza aver istruito anticipatamente le varie associazioni. Effettivamente, le associazioni sono totalmente impreparate e dovrebbero ricevere da parte degli uffici competenti per i contributi, informazioni specifiche come descritte sotto.

Le fasi del procedimento

L’amministrazione pubblica, in quanto “procedente”, provvede ad indire il procedimento, sulla base di apposito provvedimento, con il quale viene indicato il Codice Unico di Progetto (CUP), di cui alla relativa disciplina vigente, ed individuato il responsabile del procedimento, ai sensi degli articoli 5 e 6 della legge n.241/1990, e, quindi, avviato il procedimento, previa approvazione dei relativi atti.

Segue la pubblicazione dell’avviso.

L’avviso dovrebbe avere un contenuto minimo;

in via esemplificativa, esso potrebbe aver almeno i seguenti elementi:

  • finalità del procedimento
  • oggetto del procedimento
  • durata del partenariato
  • quadro progettuale ed economico di riferimento
  • requisiti di partecipazione e cause di esclusione, con particolare riguardo alla disciplina in materia di conflitti di interesse
  • fasi del procedimento e modalità dì svolgimento
  • criteri di valutazione delle proposte, anche eventualmente finalizzate a sostenere – nel rispetto dei principi di ragionevolezza e di proporzionalità – la continuità occupazionale del personale dipendente degli ETS
    conclusione del procedimento.
  • Disciplinare la partecipazione alla procedura di enti del Terzo Settore in composizione plurisoggettiva

L’ente pubblico è orientato a proposte progettuali presentate non in forma singola ma attraverso la costituzione di aggregazioni formalizzate (Raggruppamento Temporaneo di Imprese o Associazione Temporanea di Imprese).

I CSV sono dell’opinione che con riferimento alle linee guida attuali per l’utilizzo del Codice Unico di Progetto (CUP) – spese di sviluppo e di gestione, l’amministrazione può concedere il „CUP“ ai richiedenti solo su base obbligatoria o deve richiederlo se i servizi per i quali si eroga un contributo fanno parte di un progetto pubblico.

L’amministrazione deve verificare se lo scopo della spesa fa parte di un progetto di investimento pubblico.

Se questo non è il caso, non c’è bisogno di richiedere un CUP per il contributo.

Quindi occorre sempre “osservare” non tanto la spesa ma il suo obiettivo, il contesto in cui si inquadra, e desumere se detta spesa costituisce, o fa parte, di un progetto di investimento pubblico. E, quindi, se va indicato il CUP sui documenti ad essa relativi.

Mi sono permesso di riportarTi questa posizione anche per la stima che ci unisce da tanti anni e Ti volevo davvero chiedere di voler verificare se ad esempio le iniziative estive/pomeridiane dell’Agenzia della Famiglia o iniziative in altri ambiti siano davvero da considerare sotto questo punto di vista, valutando le delibere provinciali attuali con i relativi criteri di contributo.

In ogni caso non è pensabile applicare queste “nuove” regole senza aver proposto un ciclo di formazione strutturato con il Vostro coinvolgimento tecnico per gli Enti del Terzo Settore, soprattutto per evitare gravi sbagli e confusione che rischiano di paralizzare moltissime iniziative per la collettività.

Il CSV Alto Adige si rende sicuramente disponibile di voler accompagnare con le relative consulenze le organizzazioni coinvolte.